L’osservazione più autorevole di una divisione dell’anello esterno fu fatta da Johannes Franz Encke il 25 aprile 1837 con il rifrattore da 9 pollici dell’Osservatorio di Berlino. L’8.11.1838 Encke lesse davanti all’Accademia delle Scienze la Memoria “Über den Ring des Saturn”, poi pubblicata in “Mathematische Abhandlungen der Königlichen Akademie der Wissenschaften zur Berlin” (Aus dem Jahre 1838, Berlin 1839) {A-0038.1838_.0000.18390000-0001_0018} p.1 ➤ . Pur usando ingrandimenti sino a 480, l’astronomo tedesco osservò una sola divisione, e non una stretta linea nera ad alto contrasto, ma una banda relativamente larga e a basso contrasto. Encke la rivide in diverse occasioni, e riconobbe da diverse misure micrometriche che era situata ad 1/3 della larghezza dell’anello esterno, a partire dal suo bordo più interno; la tavola allegata alla Memoria fa pensare che questo dato si riferisca al bordo interno della banda, alquanto larga. Tavola ➤
Il 28 maggio 1838 il Padre De Vico a Roma con una lente di Cauchoix dell’Osservatorio del Collegio Romano notò non solo la nuova banda scoperta nell’anello esterno, ma anche due bande nere parallele nell’anello interno. Trascrivo dalla sua pubblicazione “Memoria intorno ad alcune osservazioni fatte alla Specola del Collegio Romano nel corrente anno 1838” (Roma, 1838).

ANELLI DI SATURNO – Era già qualche tempo, da che in parecchi fogli periodici si celebravano le scoperte fatte sopra gli anelli di Saturno a Berlino dal chiarissimo Sig. Cav. Encke. [V. Astr. Nach.] E noi ce le udimmo ricordare qui ancora dal giornale romano, senza che perciò ci movessimo punto nulla a pur dare al pianeta una semplice occhiata. Tanto allora ci trovavamo impegnati in altro genere d’osservazioni, che tutta a se richiamavano l’attenzion nostra. Ma alla perfine la curiosità la vinse: e accordatici insieme d’interrompere per una sera gl’incominciati lavori ci recammo tutti, quanti eravamo, ad osservare Saturno col telescopio di Cauchoix. Trovavasi il pianeta già molto alto sopra l’orizzonte, e sol qualche ora mancava alla sua culminazione. In sì opportuna circostanza bastò vederlo per essere pienamente convinti dell’ esistenza del fatto. Comparvero cioè sulla superficie dell’ anello oltre la divisione Herscheliana, più dell’ usato netta e distinta, parecchie zone o striscie sottili che parevano suddividerla in tre altri anelli concentrici. Quella che correva per mezzo all’anello esteriore ci si mostrava visibilissima, non così le altre; ma qual più qual meno, tutte distintamente in guisa da non poterci mai persuadere che ciò seguisse per una mera illusione. Queste prime osservazioni ebbero luogo la sera del 29 maggio prossimo passato, circa mez’ora o tre quarti dopo tramontato il sole. Nelle sere susseguenti non sempre a nostro bell’agio potemmo contemplare questo novello spettacolo; chè turbatasi non rade volte l’atmosfera e ingombra di folti vapori, appena ci era lecito di ravvisare la distinzione già nota tra l’interno anello e l’esterno. Ma quando il cielo tornavasi alla solita sua purezza mai non falliva la vista del fenomeno testè accennato. Anzi non andò a molto, che ci accorgemmo le medesime zone non sempre apparire egualmente nette e precise ma sibbene or l’una or l’altra a vicenda. Per lo più quella ch’era men distante dal corpo del pianeta allora vedevasi meglio terminata e distinta, quando l’ altra a se vicina e l’ultima nell’ anello esteriore parevano infievolire. Le singolari apparenze fin qui descritte continuarono ad osservarsi dalla suddetta epoca fino ai primi del passato agosto, quando Saturno declinando assai presto verso l’orizzonte non ci era più possibile osservarlo comodamente. Non istarò io qui a ricercare qual sia la vera cagione di un tal fenomeno, nè per quale motivo si renda esso in altri tempi visibile, e in altri no, come sembra poter di certo affermarsi dopo le osservazioni del primo Herschel. Rifletterò solamente che se, come alcuni han forse pensato finora, ci volessimo tuttavia persuadere che l’astronomo Short travedesse, quando nel mirare Saturno affermò di vederlo attorniato da più di due anelli; saremmo, per quanto a me pare, verso di lui troppo ingiusti. Chè a negargli la gloria d’essere egli stato un de’ primi a scoprire siffatte zone non è omai più sufficiente quella ragione, che forse prima d’ora potea bastare; cioè che i telescopi di Herschel non le han trovate, Il fatto parla abbastanza chiaro.
OSSERVAZIONI DEL I E II SATELLITE DI SATURNO – Se l’attenta considerazione delle zone comparse sull’anello di Saturno altro frutto non ci avesse arrecato, che la scoperta per noi allora del tutto nuova del secondo satellite, cui senza punto badarvi vedemmo più sere andarsi aggirando dintorno ad esso; avremmo già avuto assai di che consolarci. Ma ella fu seguita dalla scoperta ancora del primo e più difficile di tutti a vedere; cui dopo Herschel non so che altri abbia trovato giammai. Fino dal ventisette di giugno si cominciò dall’uno degli osservatori aggiunti ad avere alcun sospetto sopra una piccolissima stella, che tal veramente non fosse quale fino a quel punto era stata creduta, ma sibbene un satellite del pianeta. Cominciò quindi a tenerle dietro attentamente, e insieme con esso il Sig. C. Pompilio de Cuppis, il quale dopo parecchi giorni, da che avevam veduto gli anelli per la prima volta, essendo stato da me invitato ad essere testimonio oculare dell’ avvenuto, n’era rimasto sì preso che quasi tutte le sere tornava a pascer lo sguardo di quel nuovo spettacolo e tanto raro. E sì veramente parve loro tutto desso uno de’ due satelliti Herscheliani che più oramai non ne dubitavano. Ma o fosse perchè non sempre si apponessero al vero, o perchè il primo satellite visibile anch’esso talora ne li confondesse: certo è che le prime configurazioni che se ne fecero non presentavano quel regolare andamento che pur vi si richiedeva. Aggiungasi che non di rado avveniva doversi intramettere per parecchi giorni l’osservazione; e quindi al riassumerle nuovi dubbi si suscitavano sulle configurazioni passate. E in tante alternative di certezza e di dubbio Dio sa quanto tempo sarebbe scorso, se alla fine non si fosse abbracciato il partito di calcolare precedentemente su i loro moti già presso a poco conosciuti la posizione non meno del primo che del secondo. E a dir vero potevasi ciò eseguire da molto innanzi; ma la fermissima persuasione in che io mi trovava, tulto questo essere a guisa di un mero segno ed un effetto di fantasia riscaldata, me ne aveva pienamente distolto. Perocchè non sapeva intendere come con tal telescopio potesse di presente scorgersi con chiarezza ciò, che dapprima drizzato cento volte a Saturno mai non ci avea discoperto. Ma comunque la cosa si fosse, sicuratomi dopo un mese e più di osservazioni continue che noi non prendevamo scambio con alcuna stella, cominciai a pensar seriamente alla maniera di calcolarne le orbite. E poichè il più vicino di tutti non era sempre sì agevole a potersi fissar coll’ occhio, quanto avrei desiderato che fosse; dipendendo moltissimo dal più o men vaporoso stato del cielo la sua maggiore o minore visibilità, tutto mi volsi per allora al secondo , e nel giorno 5 luglio ne cominciai ad un micrometro le regolari osservazioni. Comparavasi sulle prime il satellite coi lembi dell’ anello esteriore, ma poi ben presto mi parve miglior consiglio paragonarlo col corpo medesimo del pianeta. E poichè per la celerità con che si seguivan gli appulsi l’un dietro all’altro era quasi impossibile di tenerne un esatto conto, fu divisato che di quattro persone poste all’orologio ognuna di per se attendesse a fissare l’uno dei quattro segnali che dall’osservatore si davano, ciascuna il suo. E questo metodo ci seguì in pratica molto felicemente, mentre ciascuno senza punto confondersi tenea registro non pur dei secondi ma delle frazioni ancor di secondo; ed ognuna delle osservazioni valendo per due (chè il satellite veniva comparato con ambedue i lembi del corpo del pianeta) avevamo inoltre con che meglio giudicare della maggiore o minor bontà dell’ osservazione. Aggiungasi che la costruzione medesima del micrometro nella riduzione delle osservazioni esigeva una tal divisione degli ottenuti valori numerici, per cui l’errore (e alcuno per avventura ne avesse avuto l’ osservazione) veniva necessariamente a dividersi per metà, Dopo ciò trascelte d’infra tutte, quelle che mi parvero le migliori mi posi a calcolarle, e in breve ora fui certo che noi punto non ci eravamo ingannati nel crederlo veramente, qual’ era, secondo satellite del pianeta ed uno degli Herscheliani. E somma fu la gioja di che tutti rimanemmo compresi; e tale anch’egli la sperimentò il Sig. C. de Cuppis che non si potè trattenere dal non darne avviso con un breve scritto publicato a tal fine, a tutti gli amatori della scienza astronomica [“Alcune osservazioni fatte sopra Saturno nell’Osservatorio del Collegio romano, dal conte Pompilio Decuppis”, Roma, Tip. Salviucci, 1838]. Tra le osservazioni per noi fatte altre appartenevano al tempo della massima elongazione altre a quello delle congiunzioni, onde non ci doveva riuscire sommamente difficile lo stabilire molto prossimamente al vero il tempo periodico e la distanza del satellite dal centro del pianeta. E a dir qui solo del primo: tutte le ossservazioni con plausibile accordo si univano a darmelo uguale ad 1g 8h 52′ 57,” 2752, quantità che per quanto a me allora ne parve, allontanavasi un pò troppo da quella che i Sigg. Madler e Beer avevano determinato [V. Astr. Nachr. Num. 293 {A-0073.0013_.0293.18351128-0073_0080} ➤] dopo la riduzione delle osservazioni di Herschel. Questa discordanza mi tenne gran tempo dubbioso ed incerto, e forse mai non avrei saputo levarmi d’impaccio se un caso veramente fortuito non fosse venuto a dissiparmi ogni nebbia dal capo. Ciò fu il darmisi tra le mani a leggere un articolo del Sig. Lamont, inserito in uno dei numeri del giornale astronomico del Cav. Schumacher, e intitolato = Sopra il sesto satellite di Saturno = [ “Ueber den VI. Saturns-Satelliten” {A-0073.0014_.0316.18360824-0055-0058} ➤ ]. Io che nulla meno pensava fuori che al sesto, l’avrei in quel punto sicuramente trasandato, quando mi corse l’occhio a leggere alcuni numeri, i quali esprimevano il tempo periodico del satellite, e vi trovai notato 32h 52′ 57”, 796. Potrà qui ognun figurarsi qual fosse la mia sorpresa, non già per la diversa denominazione in ordine al numero dei satelliti, ma per veder prevenuta quella ch’io mal reputava nostra scoperta. Or quantunque un siffatto aneddoto non mì riuscisse per l’una parte gradito assai, pure per l’altra veduto il bellissimo accordo, che regnava tra le nostre determinazioni, molto mi confortò a rendere di pubblico diritto almen le tavole dei moti medii che si appartengono al primo, e che (per quanto finora è a mia notizia) saranno le prime a vedere la pubblica luce dopo essere state calcolate sopra i dati di regolari osservazioni. Quelle tra esse che hanno servito di base al calcolo, furono fatte nei quattro giorni 26, 27, 28, e 29 agosto, quando la posizione del primo satellite era presso a poco quale viene rappresentata dalla Tavola, in cui oltre gli anelli di Saturno si veggono effigiate quattro diverse situazioni del primo satellite poco fa nominato. Dalle nostre osservazioni dunque si ottiene per esso:
Epoca 1838 agosto 27g 8h 52′ 46″,6 t. m. di Roma a mezzodì
Longit. saturnicentr. sull’orbita … 52°0’5”,0
Semidiam. dell’ orbita alla med. dist. dalla [Terra] … 23”,3698
Numero delle rivoluzioni compiute dal 1789 sett. 14g 13h 26′ fino all’epoca qui sopra stabilita … 18982,3983904
Tempo periodico … 22h 36′ 17″,05824
L’ osservazione del 27 agosto ebbe luogo quando il satellite si trovava molto vicino alla sua congiunzione inferiore. Fu, non ha dubbio, una delle migliori fra quante ne furono nella stessa sera istituite; ma checchè sia di ciò, le tavole che su questi dati si fondano ad altra esattezza non possono aspirare se non a quella che basti per ora a ritrovare il satellite, quando bisogni. E qualora abbiano ciò conseguito, non sì può, come ognuno vede, ragionevolmente desiderare di più. Nel futuro anno, se a Dio piacerà, potranno con assai maggiore accuratezza essere rettificate.
Il Conte Pompilio De Cuppis (Decuppis) (Fano 1804 – Firenze 1861) si occupò di matematica, astronomia, geografia, raggiungendo una fugace popolarità. Scrisse una lettera a Comptes Rendus, 7, (1838):
{A-0080.0007_.0013.18380924-0658_0660} p. 658 ➤ Nella notte del 29 maggio scorso, gli astronomi del Collegio Romano credettero di vedere, con il grande cannocchiale di Cauchoix, oltre alla banda nera già riconosciuta da Herschel, e che divide in due l’anello di Saturno, alcune altre linee scure della stessa specie, e ben distinte, Questa scoperta li impegnò a ripetere le loro osservazioni le notti seguenti con tutta la cura possibile. Ma siccome non poterono ogni notte ritrovare le divisioni che avevano scorto, sia a causa dello stato igrometrico dell’aria, sia a causa del movimento oscillatorio dell’anello, essi cominciarono a diffidare della loro prima osservazione, quando la notte del 7 giugno venne a dissipare tutte le loro incertezze, e mettere fuori di dubbio l’esistenza di quattro anelli concentrici attorno a Saturno.
Io fui invitato il 17 giugno a prendere parte a queste interessanti osservazioni; quella notte, il tempo non fu favorevole: ma la notte seguente, io scorsi i quattro anelli, e la loro vista chiara e distinta non mi lasciò alcun dubbio sulla loro esistenza. Solamente, dopo averli esaminati attentamente, credetti di riconoscere sull’anello interno una nuova linea che si manifestava con qualche incertezza. Pregai gli astronomi di osservarla, e di portare il potere amplificante al suo massimo. L’operazione riuscì bene al di là della nostra attesa: noi scoprimmo con la più grande nettezza, cinque anelli. Si notò anche una quinta divisione che non era nettamente tracciata, ma che ho rivisto il 27 giugno e il 10 luglio, e più distintamente la prima volta. Essa divideva il terzo anello a partire dal pianeta. Sono stati misurati al micrometro con la più grande esattezza possibile, e per diverse notti, i diversi elementi delle distanze relative degli anelli, e delle nuove divisioni che li separano. Se ne troverà la tavola approssimativa alla fine di questa nota.
Devo aggiungere che, grazie alla forza e alla perfezione di questo eccellente cannocchiale, abbiamo potuto contare i sette satelliti di Saturno, e ci è impossibile dire come le loro immagini ci sono apparse chiare e distinte, ciò che ci ha straordinariamente sorpreso, dato che due fra di essi non erano state viste che da Herschel, in modo che vari astronomi dubitavano ancora della loro esistenza.
Una legge simile a quella di Bode esiste fra i satelliti di Saturno; le loro distanze dal pianeta possono essere rappresentate con 1, 2, 4, 8, 16… 64. Sembra esistere una lacuna fra il sesto e il settimo. Bisogna sperare di vedere questa lacuna riempita dalla scoperta di un nuovo satellite, come quella che esisteva fra Marte e Giove lo fu dalla scoperta dei quattro pianeti telescopici, all’inizio del nostro secolo.
[segue la tabella delle misure delle divisioni]
Si trova menzione di queste osservazioni in una nota inviata dal direttore dell’Osservatorio del Collegio Romano, Etienne Dumouchel, alla rivista Astronomische Nachrichten, 15, 1838 {A-0073.0015_.0357.18380920-0359_0360} p. 359 ➤
In Comptes Rendus, 15, (10.10.1842) apparve una bella memoria di De Vico. Suscitò grande interesse il suo metodo per osservare i satelliti di Saturno. Come aveva scritto nel 1838, era riuscito a vedere dei satelliti che erano stati osservati solo da Wilhem Herschel, sia pure con uno strumento molto più piccolo; John Herschel pensò che si fosse ingannato. Ma De Vico fece ricredere gli scettici, e riuscì anche a calcolare il periodo di rivoluzione di quei satelliti, conquistandosi l’ammirazione di Herschel. Il suo segreto fu quello di coprire il pianeta con delle lamine, il modo da ridurre il suo chiarore, che avrebbe impedito di osservare oggetti deboli nelle sue vicinanze. Riassunse le sue osservazioni degli anelli in questo modo:
{A-0080.0015_.0015.18421010-0746_0750} p. 748 ➤ Dalle osservazioni continuate a Roma per vari anni, risulta:
1°. Oltre alla linea oscura di Cassini, ne esiste una seconda più stretta sulla parte esterna dell’anello. La sua traccia è perfettamente segnata, e in una atmosfera così favorevole come quella di Roma, essa sembra altrettanto nera dello spazio oscuro che separa il pianeta dall’anello. La si vede distintamente, qualchevolta, sulle due anse orientale e occidentale dell’anello, qualche volta su una sola ansa; in altre circostanze è invisibile. M. Schwabe, che l’osserva assiduamente a Dessau, la chiama banda di Encke. Ma qual’è la causa, quali sono le leggi di queste sparizioni e delle sue riapparizioni? Le osservazioni non hanno ancora rivelato niente a questo soggetto. Se le due bande sono delle divisioni reali, ne seguirà che l’anello di Saturno è triplo.
2°. Sulla parte dell’anello più vicina al corpo del pianeta si scorge una terza linea, ugualmente nera, ma di una tenuità estrema, che presenta gli stessi fenomeni della prima. Essa è più raramente visibile, e si mostra più spesso sull’ansa orientale che sulle due anse insieme. Con questa nuova divisione l’anello sarebbe quadruplo.
3°. Fra questa ultima banda e la banda di Cassini, si è visto più di trenta volte una quarta linea molto delicata, sia su una delle anse, sia sulle due anse dell’anello. Quando essa è invisibile, si trova al suo posto e nella sua vicinanza una sorta di ombra e di oscurità che fa meglio risaltare lo splendore delle due porzioni laterali dell’anello, cioè le porzioni che avvicinano, l’una il corpo del pianeta, l’altra la banda di cassini. Questo ravvivamento di splendore costituisce forse il fenomeno che M. Arago dice di aver notato in Herschel (Annuaire de 1842, p. 558); ma l’astronomo inglese non trovò la quarta linea di cui abbiamo appena parlato. Se questa linea fosse una separazione reale, Saturno sarebbe circondato di cinque anelli visibili.
Queste linee di demarcazione si sono mostrate tutte insieme? Sì, e molto distintamente, ma molto raramente, e mai interamente sulle due anse dell’anello. Si può leggere nei Comptes rendus il racconto abbreviato che un uomo straniero all’Osservatorio del collegio romano, e testimonio oculare delle nostre osservazioni, inviò all’Académie des Sciences, con una rappresentazione esatta del fenomeno che aveva sotto gli occhi.
Probabilmente il lavoro di Schwabe a cui fa riferimento è un articolo in Astronomische Nachrichten, 19, No. 433 (1841) {A-0073.0019_.0433.18411104-0001_0008} p. 1-8 ➤ in cui l’autore riporta di aver rilevato una certa eccentricità dell’anello, e definisce la divisione più all’esterno “die Enckesche Theilung”.
Parlando di Nettuno, ho citato spesso Lassell e il suo amico W. R. Dawes. Questi era molto rinomato per l’acutezza della sua vista nelle osservazioni telescopiche; fu definito “eagle-eyed” [dagli occhi d’aquila], anche se nelle altre occasioni rivelava una forte miopia (si dice che talvolta avesse incrociato sua moglie per strada senza riconoscerla). Il prossimo documento di cui vado a parlare è un suo articolo su MNRAS, 6, 8.11.1843 {A-0075.0006_.0001.18431110-0011_0012} p. 11 ➤ . La notte del 7 settembre 1843 Dawes era ospite di William Lassell nel suo osservatorio Starfield, presso Liverpool; i due osservarono insieme Saturno con un riflettore newtoniano da 9 pollici di apertura e 6m di focale. Il seeing fu eccezionalmente buono, e furono in grado di usare ingrandimenti sino a 450. Entrambe indipendentemente videro una divisione, che posero visibile ad entrambe le anse all’esterno della metà dell’anello A e con una larghezza pari a circa 1/3 di quella della divisione di Cassini. All’opposizione media la larghezza della divisione di Cassini è 0″.7; quindi la larghezza della banda di Lassell-Dawes doveva essere 0″.2, molto inferiore al potere risolutivo teorico del telescopio usato. Non furono notate altre linee.